Oh yeah I’ll tell you something, I think you’ll understand
In occasione delle immagini che mostrano Paul McCartney in dolce compagnia dopo essere scampato ad un salasso epico durante il divorzio dalla ex moglie, riprendiamo, alla luce di nuove prove, la leggenda riguardante la sua presunta morte.
La storia vuole che nel 1966, uscito adirato dallo studio di registrazione, sia saltato in macchina, abbia caricato una ragazza che faceva l’autostop e dopo qualche km sia uscito fuori strada decedendo insieme a lei. Venne così sostituito da un sosia, che sarebbe l’attuale personaggio che circola tra le pagine scandalistiche dei migliori settimanali.
Secondo la testimonianza del fonico di quei giorni, Matt John Relvis Lewis, l’ira del cantante/bassista sarebbero dovuti ad un violento alterco con il chitarrista George Harrison che avrebbe visto bene, a metà di Yesterday (capolavoro di McCartney uscito l’anno prima nell’album Help!), un assolo di trombetta da carnevale o al massimo la melodia del ritornello fatto con il corno da caccia alla volpe di un suo zio di campagna.
Imbestialito McCartney sarebbe saltato in macchina e dopo poco avrebbe caricato questa ragazza. Si hanno notizie del dialogo intercorso tra i due, ma la cosa è un pò ridicola se pensate che poco dopo si sarebbero spiattellati fuori strada. Sappiamo che John Lennon era seguito attentamente dai servizi segreti: ma John Lennon era una spina nel culo del governo, la cosa più eversiva che ha fatto McCartney in vita sua è stato uno scherzo telefonico a Buckingham Palace, ma la centralinista l’ha mandato a cagare quasi subito.
Si dice che la macchina sia uscita fuori strada nell’evitare un altro mezzo dopo aver bruciato, per distrazione del baronetto, un semaforo rosso; inoltre che abbia preso fuoco schiantandosi su un albero. McCartney avrebbe, nell’impatto con l’albero, perso i denti, risultando essersi anche bruciato i capelli; che per essersi schiantato di testa su una quercia a 80 km orari direi che è grasso che cola. Comunque la vita l’avrebbe persa quasi subito.
La notizia, gli altri Beatles, l’avrebbero appresa qualche tempo dopo, nonostante i tentativi di copertura del loro manager. Però troppo strane furono le vicende che videro protagonista i quattro nei giorni seguenti. Le sessioni di registrazione saltarono per una settimana: McCartney diceva ai suoi compagni che il problema era il riacutizzarsi di una vecchia ferita di guerra. La cosa lasciava alquanti dubbi agli altri Beatles, perchè per quel che sapevano loro l’unica guerra combattuta da Sir Paul era stata contro le zanzare in una notte infernale del campo scaut del 1957. Inoltre al rientro in studio, Mc Cartney si comportò in maniera bizzarra in tre occasioni:
1) invitato a prendere il suo strumento musicale si presentò in sala con un copriwater;
2) alla richiesta di Lennon di dargli un “la”, McCartney gli allungò una banconota da 20 sterline dicendogli “stavolta passi, ma la prossima volta offri tu”;
3) in una pausa di registrazione, disse a Ringo Starr “per fortuna che noi alla chitarra abbiamo Keith Richards”.
Scoperto il fatto, ai quattro non rimase che tenere la cosa nascosta: evitarono di farsi vedere in pubblico e lavorarono moltissimo in studio. Secondo i sostenitori del complotto tutti i dischi successivi che videro questa nuova line up furono disseminati di indizi e mezze parole sulla faccenda. Per i dettagli vi rimando alla pagina su wikipedia a riguardo, per ora vi segnalo alcune particolarità presenti nei lavori post 1966:
1) molte cose sono state dette della copertina dell’album Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band. Nessuno ha mai notato che se la prendete, la mettete in lavatrice a 300 gradi, ci cagate sopra, la arrotolate e la immergete in una vasca contenente sprite e succo di limone, la fate asciugare e poi gli date fuoco la copertina effettivamente andrà totalmente distrutta. Secondo molti questo fatto è da collegarsi con la morte di Paul McCartney;
2) nella canzone Martha My Dear del famoso Album Bianco, ascoltando il ritornello al contrario pare di sentire “era rosso, non lo vidi e di rosso ci sporcammo lei ed io”: per altre persone invece si sentirebbe “belle belle mutandine, rosse o viola me le mangio”;
3) secondo fonti vicine al gruppo, pulsioni suicide vennero a Paul dopo l’ascolto della cover di She loves you da parte di Fausto Leali dal titolo Lei ti ama;
4) stando ad ultimissime indiscrezioni, furono necessari alcuni interventi di chirurgia plastica per rendere, il già pur somigliante sosia, a copia perfetta. Soprattutto per un motivo: era negro.









Commenta