«Noi siamo pronti, dipende solo dal governo» afferma Wolfgang Mayrhuber, CEO di Lufthansa, tra uno spinello e l’altro. La compagnia tedesca sarebbe, secondo l’autorevole tabloid radical-chic “Cronaca Vera”, pronta a rilevare Alitalia, salvando la compagnia di bandiera dal fallimento e il culo di Berlusconi dall’ispezione coattiva. Una manovra per alzare il prezzo con Air France? Può darsi, ma fonti non troppo riservate vicine a Palazzo Chigi affermano che da settimane vanno avani colloqui con Angela Merkel, l’ambasciatore Michael Steiner e il faccendiere Michael Schumacher.
Lufthansa vanta 92 mila dipendenti, una flotta di 343 aerei e uno slogan innovativo: «Comunque vada, durante il volo verrà offerto un pranzo». Una strategia di marketing aggressiva, dovuta alle continue proposte dei concorrenti low-cost che rischiano di tagliare fuori la compagnia tedesca dai voli interni all’UE (l’ultima trovata di Ryanair, come noto, è il biglietto gratis con partecipazione alla lotteria “Parti con una valigia e atterri con un’altra!”).
Soddisfatti gli operatori di Malpensa e Fiumicino, che entrerebbero in un network capace di coprire Nord Europa (Francoforte), Sud Europa (Madrid), Africa (Casablanca), Medio ed Estremo Oriente (Beirut) e Paesi in via di sviluppo (Roma, Milano). Tutte le mosse fatta da Lufthansa sullo scacchiere europeo - da quella iniziale su Swiss Air a quelle più recenti sulla scandinava Sas e su Austrian Airlines - sono ispirate alla stessa filosofia: chi rompe non paga, ma i cocci li prendiamo noi.
I progetti predisposti da Lufthansa sono due. Il piano A è quello che ruota intorno all’operazione Cai. Se la trattativa con i sindacati si fosse chiusa positivamente, Colaninno – in un bagno di sudore, ma felice - avrebbe potuto dare il grande annuncio ufficiale: il partner internazionale che ha graziato Alitalia è Lufthansa. I tedeschi sarebbero stati anche disposti ad entrare subito con una quota di minoranza (il 49,999%), per rispettare almeno nei primi 60 giorni il caveat posto dal premier sull’italianità della compagnia di bandiera. Ma a regime, Lufthansa avrebbe rilevato la maggioranza, gli slot, gli aerei e 45.000 punti Millemiglia.
Il piano B invece, più aggressivo, prevedeva l’ingresso delle truppe tedesche nella sede della Magliana, il sequestro del Commissario Fantozzi e l’attacco della Libia al grido di «Liberi tutti». Antiche ruggini, relative ai fatti del 1943, hanno consigliato a Mayrhuber e al suo vice, Peter Hartman, un approccio più soft.
L’operazione Lufthansa prevede dunque l’acquisizione immediata di Alitalia, il trasferimento della proprietà da Roma a Colonia, salvando ovviamente il marchio, la divisa e tutto quello che in questi decenni ha rappresentato la storia della nostra compagnia di bandiera, compresi – per dare modo agli italiani di abituarsi alla transizione – i ritardi abissali e lo smarrimento di 3-4 bagagli per tratta. Oltre a Milano, saranno potenziati gli scali del Nord, Torino, Venezia e Bologna, messi in raccordo con Francoforte, Monaco e Zurigo. Per quanto riguarda gli aeroporti del Sud, la compagnia tedesca ha dapprima pensato a un accordo con Trenitalia. Tuttavia, avendo trovato occupato, s’è raggiunto un accordo con l’autorimessa “Mario Fiorillo & Figli s.a.s”, che garantirà collegamenti settimanali Napoli-Milano e Catanzaro-Roma. La flotta sarà ridotta di una cinquantina di aerei, ma Alitalia beneficerà dell’integrazione nella rete Star Alliance: un network che comprende quindici compagnie tra cui United, All Nippon, Thai e Singapore Airlines, e due pullmini di Air One.
Una sola la condizione posta da Lufthansa per l’acquisto: preventivamente si dovrà procedere ad una procedura concorsuale, separando la cosiddetta “bad company” (esuberi, debiti e attività improduttive, tra cui il ristorante “Il saggiatore”, meta prediletta di intellettuali e tronisti dal lontano 1984) da quella buona (gli aerei, le rotte e gli slot). Solo così, secondo il vettore tedesco, sarà possibile rinegoziare i rapporti con le ventiquattro sigle sindacali – fra cui, secondo fonti autorevoli, si sarebbero inseriti anche gli Irriducibili della Lazio – e, soprattutto, con i piloti, elegantemente definiti da Vittorio Feltri – che il problema di un piatto di minestra a casa non l’ha più da quando è diventato vegano – “autisti dell’aria”1.
Piuttosto incisivo il commento del premier-ombra Walter Veltroni: «Siamo con i piloti ma anche dalla parte di Lufthansa, applaudiamo il comportamento dei sindacati, solidarizziamo con Colaninno e soci, e approfitto di questa conferenza mattutina per applaudire Amauri ma anche per ricordare a Mourinho che il PD è dalla sua parte».
1 quest’ultima non è una battuta nostra.
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